Ci sono imprese che nascono da un'intuizione industriale e altre che nascono da un luogo. La storia di Levissima appartiene alla seconda categoria.
Prima ancora di diventare un marchio, Levissima è l'acqua di Cepina, un piccolo paese dell'Alta Valtellina. Gli abitanti la bevevano da generazioni, tanto che agli inizi del ‘900 decidono di costruire un acquedotto per portarla fino al centro del paese. Da questo gesto collettivo prende forma una vicenda imprenditoriale di successo.
Il professor Gasparre Piccagnoni, proprietario dell'Hotel Cepina, la serve ai propri ospiti. Medici, professori e studiosi ne apprezzano subito le caratteristiche, inducendolo a sottoporla ad analisi scientifiche. Nel 1936 ottiene la concessione per lo sfruttamento della sorgente come acqua minerale naturale.
È una storia che racconta bene cosa significhi Corporate Heritage. L'origine del valore non risiede nell'azienda, ma nella relazione tra un territorio, una comunità e una risorsa naturale. L'impresa nasce come interprete di un patrimonio naturale.
In questo senso Levissima è profondamente italiana. Non perché imbottigli acqua in Italia, ma perché rappresenta uno dei tratti più caratteristici del patrimonio produttivo nazionale: la capacità di trasformare una qualità del territorio in cultura d'impresa.
Nel Corporate Heritage anche i nomi hanno un valore speciale. Racchiudono un episodio, un'intuizione o una memoria che accompagna l'identità dell'impresa molto tempo dopo la sua fondazione. Levissima appartiene a questa tradizione.
La narrazione più accreditata vuole che negli anni Trenta il vescovo di Como, monsignor Alessandro Macchi, durante una visita alla parrocchia di Cepina, assaggia quell'acqua di cui tutti parlavano. Dopo il primo sorso avrebbe pronunciato una semplice esclamazione: «È ottima, leggera... levissima».
Da quello stupore nasce il brand. Un termine derivato dal latino levis, "leggero", che non descrive soltanto una caratteristica fisica dell'acqua, ma ne traduce una percezione, un'esperienza, quasi un'emozione.
Come accade spesso nel patrimonio culturale, proprio queste narrazioni contribuiscono alla costruzione dell'identità collettiva. Il nome diventa così un patrimonio immateriale che collega il prodotto alle sue origini e ne tramanda il significato attraverso le generazioni.
Dal 1993 Levissima fa parte del Gruppo Sanpellegrino, oggi controllato da Nestlé. Eppure, nonostante la dimensione internazionale del gruppo, il marchio ancora fonda gran parte della propria identità sul racconto delle sue origini valtellinesi.
In fondo, il vero patrimonio di Levissima non nasce nel momento in cui una bottiglia viene riempita, bensì quando una comunità riconosce il valore di una sorgente, le da un nome e decide che quel bene naturale merita di essere custodito e condiviso. È in questo passaggio, dalla natura alla cultura, che un'acqua diventa Heritage.
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