La maison Gattinoni nasce ufficialmente a Roma nel 1946, quando Fernanda Gattinoni apre il proprio atelier di Alta Moda in via Marche. Aveva maturato esperienze tra Londra e Parigi e lavorato per la Sartoria Ventura.
Nel dopoguerra Roma diventa uno dei luoghi nei quali l'Italia ricostruisce la propria immagine nel mondo. Cinecittà, le produzioni americane e la stagione di Hollywood sul Tevere trasformano la capitale in un crocevia internazionale. Anche la moda partecipa a questa trasformazione.
C'è un abito che più di altri permette di comprendere che cosa significhi entrare nell'immaginario collettivo. È di Gattinoni quello indossato da Anita Ekberg nella celeberrima scena della Fontana di Trevi de La dolce vita. Quell'immagine ha attraversato generazioni e confini fino a diventare una rappresentazione universale di Roma e di una particolare idea dell'Italia: bellezza, eleganza, cinema, libertà, seduzione.
Ma il corporate heritage non si misura soltanto attraverso la forza delle proprie icone. La vera sfida comincia quando occorre continuare una storia senza limitarsi a ripeterla.
Dagli anni Settanta Fernanda viene affiancata dal figlio Raniero, che purtroppo scompare prematuramente nel 1993. Stefano Dominella assume allora la presidenza e Guillermo Mariotto la direzione creativa. Fernanda Gattinoni muore nel 2002. Con lei scompare la fondatrice, non il patrimonio di cultura che aveva costruito.
E in questo caso la parola patrimonio non è soltanto una metafora. L'archivio della maison conserva materiali a partire dagli anni Trenta: disegni, abiti, fotografie, video e documentazione. Nel 2009 l'Archivio Gattinoni Due viene dichiarato dalla Soprintendenza archivistica del Lazio “di interesse storico particolarmente importante”.
Ma un archivio diventa davvero heritage quando ciò che custodisce torna a essere interrogato.
Ed è qui che l'ottantesimo anniversario diventa interessante. Nel febbraio 2026 Gattinoni sceglie White Milano per rilanciare il ready to wear con la collezione autunno-inverno 2026-27, sotto la direzione creativa di Luigi Filippo Morelli.
Canova, Bernini, Michelangelo e Ghiberti diventano riferimenti per volumi, drappeggi, lavorazioni e superfici. Il passato non viene riprodotto. Viene utilizzato.
Morelli sintetizza bene il principio: il suo lavoro non è «replicare il passato, ma interpretarlo».
Questa è la chiave per leggere gli ottant'anni di Gattinoni. Da una parte un archivio che conserva le tracce materiali della sua storia. Dall'altra una nuova generazione chiamata a interrogarle per costruire qualcosa che ancora non esiste.
Perché conservare un archivio significa proteggere il passato. Usarlo significa trasformarlo in heritage.
La nostalgia cerca nel passato qualcosa da ripetere; l'heritage qualcosa con cui continuare a progettare.
Immagine da: wikipedia.org