Dal 12 al 20 settembre 2026, la decima edizione di #TheVeniceGlassWeek torna a raccontare il vetro veneziano attraverso mostre, installazioni, incontri e dimostrazioni. Perché una tradizione non vive soltanto nelle opere che produce, ma anche nelle storie, nei saperi e nelle esperienze che riesce a trasmettere e trasformare.
L’appuntamento ci offre così l’occasione per ricordare i 160 anni della storia oggi riunita nel nome Pauly & C. | Compagnia Venezia Murano. La storia di un’impresa longeva, che ha attraversato generazioni, cambiato nomi, accolto nuovi contributi, ereditato competenze e incorporato esperienze diverse. La sua autenticità non dipende dalla permanenza immutabile di un unico assetto, ma dalla continuità con cui un patrimonio viene trasmesso e arricchito.
Il vetro veneziano occupa un territorio particolare, al confine tra produzione aziendale, artigianato e arte. È il risultato di un’attività economica, ma anche l’espressione di una cultura.
Fin dalle origini, questa cultura si fonda sulla capacità di trasformare la tradizione in ricerca. Nella seconda metà dell’Ottocento, la Compagnia riunisce archeologi, artisti, orafi, incisori, tecnici e maestri vetrai per recuperare lavorazioni che il tempo aveva quasi cancellato. Nel 1872 Vincenzo Moretti riproduce gli antichi vetri romani a mosaico. Presentate all’Esposizione universale di Parigi del 1878 con il nome di #murrine, queste lavorazioni diventano uno dei simboli più riconoscibili dell’arte vetraria muranese.
Nei decenni successivi, la storia aziendale si arricchisce di nuove competenze, collezioni e linguaggi. I disegni storici convivono con le collaborazioni con artisti e designer; le lavorazioni tradizionali vengono applicate a opere contemporanee, grandi lampadari e progetti destinati a palazzi reali, edifici pubblici e residenze private.
La continuità, tuttavia, non è mai garantita. La crisi culminata nel fallimento della società proprietaria del marchio #Pauly ha rischiato di disperdere marchi, opere e collezioni. L’acquisizione da parte di iDOGI, avvenuta nel 2018, ha permesso a questo patrimonio di continuare a vivere e di rimanere legato a Venezia.
A rendere questa eredità nuovamente generativa contribuisce anche l’archivio storico. Il fondo Pauly & C. – C.V.M., conservato presso il Centro Studi del Vetro della Fondazione Giorgio Cini, è oggetto di attività di riordino, inventariazione e catalogazione. Disegni, progetti, fotografie e documenti non raccontano soltanto ciò che l’impresa è stata: conservano possibilità che possono ancora essere studiate, reinterpretate e trasformate.
Dal 1866, l’autenticità di Pauly non risiede dunque nell’essere rimasta identica a se stessa, ma nell’avere continuato a riconoscersi in una tradizione capace di accogliere contributi diversi senza perdere la propria origine.
Immagine da: Fondazione Giorgio Cini, Archivio Pauly&C.-CVM, Miscellanea Fotografie, foto sciolta ©