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Katya Corvino
Meet Heritage People
29 Gen 2026

Meet Heritage People

Katya Corvino per Made in Heritage

Katya Corvino | Responsabile Heritage Lab - Italgas

Sono nata a Milano dove ho vissuto fino ai venticinque anni. Mi sono laureata in Scienze Politiche, con indirizzo sociologico, una formazione che considero ancora oggi centrale nel mio modo di lavorare: mi ha insegnato a leggere i contesti, a comprendere le dinamiche tra persone, organizzazioni e territori, e a considerare visione d’insieme e complessità. Dopo la laurea ho intrapreso un percorso professionale che mi ha portata a lavorare a lungo in contesti istituzionali, nazionali ed europei, prima in Francia e poi in Belgio. 

Da oltre trent’anni lavoro nel settore dell’energia, prima nel Gruppo Eni, poi in Snam e infine in Italgas. Ho trascorso molti anni occupandomi di relazioni istituzionali, di rapporti con gli enti locali e con le istituzioni europee, arrivando anche a rappresentare Snam a Bruxelles. È stato un percorso coerente, che mi ha sempre portata a lavorare in aziende che non sono solo realtà economiche, ma vere e proprie istituzioni, con una responsabilità storica, sociale e culturale molto marcata.

Il passaggio alla valorizzazione del Corporate Heritage non è stato un cambio di rotta improvviso, ma l’evoluzione naturale di questo percorso. In Italgas, l’archivio storico e il museo erano inizialmente collocati all’interno dell’area sostenibilità. A un certo punto l’azienda ha compreso che quel patrimonio aveva in sé un valore non espresso. Quando mi è stato chiesto di occuparmi della nascita di Heritage Lab, ho accettato con entusiasmo. Amo i progetti che nascono dall’inizio: dare un nome, costruire un concept, immaginare uno sviluppo possibile. È qualcosa che avevo già sperimentato e che sentivo profondamente mio.

La svolta è arrivata nel 2020, quando nel corso  della ristrutturazione delle sedi di Torino presentammo al vertice un progetto di ripensamento del museo. In quella occasione l’amministratore delegato, l’ingegner Paolo Gallo chiese di riformularlo, integrando al suo interno i laboratori di digitalizzazione. La sua fu più di una intuizione, fu una visione che cambiava la prospettiva e la rendeva coerente con ciò che Italgas stava realizzando nell’ambito del core business: la trasformazione digitale delle reti e dei processi. Un impegno enorme che avrebbe influito sull’intero settore e reso Italgas un benchmark globale. Da allora, la digitalizzazione del patrimonio storico è diventata parte integrante del racconto dell’azienda. Oggi, il percorso degli ospiti e delle delegazioni che visitano Italgas per osservare da vicino le strutture frutto della trasformazione si conclude all’Heritage Lab: passato e futuro parlano la stessa lingua.

Le tecnologie digitali hanno un ruolo centrale nella valorizzazione del Corporate Heritage perché consentono di dare una risposta alla diffusa preoccupazione che senza un dialogo costante tra analogico e digitale, gli archivi rischiano di restare “isole” per addetti ai lavori. La tecnologia, invece, serve non solo a mettere in sicurezza il patrimonio, ma soprattutto a renderlo fruibile e condivisibile. La vera sorpresa, in questi anni, è stata proprio la varietà dei fruitori: non solo studiosi, come ci si potrebbe aspettare, ma un pubblico molto più ampio e trasversale. Credo sia superata la logica del gatekeeping con l’idea che questi beni appartengano solo a chi li studia professionalmente.

Un esempio significativo è Archivissima a cui partecipiamo ogni anno cercando di cambiare lo sguardo sul nostro patrimonio storico-documentale. Nelle varie edizioni abbiamo invitato personaggi di grande calibro per discutere insieme dei diversi temi che attengono alla nostra materia: con Massimo Recalcati per riflettere sulla memoria dal punto di vista psicanalitico; Pablo Trincia per raccontare il valore delle fonti primarie nel lavoro narrativo e documentaristico. La salvaguardia dei documenti e delle fonti primarie è fondamentale, ma lo sono anche le molteplici modalità di accesso, lettura e interpretazione che le tecnologie oggi consentono.

Per il futuro, il nostro obiettivo sono i Linked Open Data, grazie ai quali il patrimonio digitalizzato – oggi un enorme data lake di circa quattro milioni di acquisizioni – potrà dialogare con altri archivi, essere interrogato, connesso e riutilizzato. Il nostro target è di circa un milione di digitalizzazioni all’anno: un traguardo ambizioso, ma coerente con la natura e la dimensione dell’archivio storico di un’azienda la cui storia risale al 1837, che conserva oltre tre chilometri lineari di documentazione e che ha accompagnato la nascita della nazione e la sua modernizzazione da prima del risorgimento. È una sfida che stiamo portando avanti insieme al nostro partner Regesta.exe, membro di Made In Heritage, che fin dall’inizio ha condiviso questa visione e l’ha sostenuta con competenza e convinzione.

Tuttavia, nulla di tutto questo avrebbe senso senza le persone. L’azienda è fatta di vite, di intelligenze, di aspirazioni, di successi e anche di qualche errore da cui trarre insegnamenti. Valorizzare l’heritage significa prima di tutto rendere onore a queste persone: a quelle che ci sono state, a quelle che ci sono oggi e a quelle che verranno. 

In Heritage Lab oggi lavorano circa venticinque persone, tra archivisti, paleografi, specialisti della digitalizzazione e figure cross-funzionali. Abbiamo adottato consapevolmente un criterio di inclusione, inserendo nel gruppo anche persone con percorsi lavorativi interrotti o complessi, attraverso lo strumento dell’Articolo 14. Sono persone assunte e formate, che acquisiscono competenze spendibili nel mercato del lavoro. In realtà, quasi tutte sono rimaste con noi e oggi costituiscono un gruppo competente e profondamente motivato. Anche in questo caso il contributo di Regesta.exe è stato fondamentale nel sostenere e condividere fin dall’inizio questa impostazione.

Credo molto nella necessità di figure professionali dedicate: archivisti, umanisti digitali, Corporate Heritage Manager. Servono competenze specifiche, ma anche sensibilità, capacità di ascolto, visione. Il manager tiene insieme tutto: comprendere la direzione dell’azienda, tradurre una visione in progetto, scegliere le persone giuste e creare le condizioni affinché possano lavorare bene.

Quando non lavoro, cerco un equilibrio fatto di viaggi, lettura e tempo con la mia famiglia. Ma porto sempre con me una convinzione profonda, maturata anche attraverso episodi molto concreti. Di recente, mentre lavoravamo alla catalogazione di oggetti tecnici per il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, un ex collega, in pensione da anni, ci ha aiutato a riconoscere e descrivere strumenti di misurazione che solo chi li aveva utilizzati quotidianamente poteva davvero comprendere. Alla fine del lavoro ci ha lasciato un biglietto con il quale ci ringraziava per aver dato valore al suo lavoro e alle sue specifiche competenze tecniche.

In momenti come quello colgo l’essenza del Corporate Heritage: non solo memoria organizzata, ma responsabilità, cura e riconoscimento dell’esperienza umana. Celebrare il lavoro svolto, anche a distanza di decenni, trattandolo come una espressione specifica della cultura, è forse la modalità più autentica di valorizzazione che possiamo offrire.


 

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