Nel panorama della valorizzazione del patrimonio storico e del Corporate Heritage, gli agenti IA rappresentano oggi una delle frontiere più promettenti. In questo contesto si inserisce Evoka, una soluzione di intelligenza conversazionale progettata per trasformare l’accesso ai contenuti culturali e aziendali in un’esperienza dinamica, immersiva e personalizzata.
Evoka si distingue per un approccio radicalmente diverso rispetto alle tradizionali interfacce informative: non si limita a guidare, ma dialoga. Attraverso un sistema di interazione vocale basato su tecnologia “Push to Talk”, consente agli utenti di interrogare direttamente il patrimonio – che si tratti di una collezione museale, di un archivio storico o del know-how aziendale, ma anche un’opera letteraria, una biblioteca o un corpus documentale – ricevendo risposte puntuali, coerenti, contestualizzate in tempo reale e sempre diverse tra loro.
Il valore di questa tecnologia, in ottica di Corporate Heritage, risiede nella sua capacità di attivare nuovi livelli di accessibilità e coinvolgimento. Evoka è infatti alimentata da un Large Language Model addestrato esclusivamente sui contenuti forniti dall’organizzazione: un perimetro di conoscenza controllato che garantisce affidabilità, coerenza narrativa e totale aderenza all’identità culturale e valoriale dell’ente, evitando le “allucinazioni” frequenti negli LLM “aperti”. In questo modo, il patrimonio non viene semplicemente esposto, ma reso interrogabile, vivo, capace di rispondere alle curiosità e agli interessi specifici di ciascun utente.
Applicata al contesto museale, questa tecnologia supera il modello dell’audioguida tradizionale, introducendo una modalità di fruizione aperta e non lineare. Il visitatore non segue più un percorso predefinito, ma costruisce il proprio viaggio culturale attraverso domande, curiosità e approfondimenti personalizzati. Ogni oggetto, documento o testimonianza diventa così nodo di una narrazione più ampia, attivabile su richiesta e adattabile in tempo reale (l’agente conversazionale può essere interrotto a piacimento perchè non usa un “copione” ma rielabora le informazioni in relazione alle domande che riceve).
Un esempio significativo di questo approccio è rappresentato dall’esperienza di Fondazione 101, impegnata nella conservazione e nella divulgazione della storia dell’informatica e della cultura digitale. In questo contesto, Evoka si configura come uno strumento strategico per rendere accessibile un patrimonio complesso, composto da elementi tangibili e intangibili, traducendolo in un linguaggio comprensibile e interattivo. Il museo e le sue collezioni diventano così un laboratorio vivo, in cui scienza, tecnologia e cultura dialogano con il presente attraverso un’interfaccia intuitiva e inclusiva.
Fondazione 101 ha scelto di sviluppare i propri agenti Evoka sotto forma di digital twin di personaggi viventi. In particolare sono stati realizzati i gemelli digitali di Gastone Garziera, progettista della Olivetti Programma 101 che la racconta “di prima mano” e di Pierdamiano Airoldi, collezionista ed esperto di storia dell’informatica, che conduce i visitatori alla scoperta della mostra museale “Computer Stories”.
Ma le potenzialità di Evoka non si limitano all’ambito culturale. La stessa logica può essere applicata al patrimonio d’impresa, dove archivi, documenti, processi e memorie organizzative rappresentano un capitale spesso sottoutilizzato. In questo scenario, l’intelligenza conversazionale permette di rendere immediatamente fruibile il sapere aziendale, supportando attività di onboarding, formazione e comunicazione interna ed esterna. Il Corporate Heritage diventa così un asset attivo, capace di generare valore operativo oltre che culturale.
Per Made In Heritage, lo sviluppo e l’adozione di strumenti come Evoka rappresentano un passaggio fondamentale verso una nuova stagione della valorizzazione digitale. Non si tratta solo di digitalizzare contenuti, ma di renderli accessibili, comprensibili e attivabili attraverso modalità innovative, capaci di ampliare il pubblico e moltiplicare le occasioni di relazione con il patrimonio.
In questa prospettiva, l’intelligenza conversazionale si configura come un ponte tra memoria e futuro: una tecnologia che, mettendo al centro l’esperienza dell’utente, consente al patrimonio storico – culturale e d’impresa – di evolvere da oggetto da conservare a risorsa viva, in grado di generare conoscenza, consapevolezza e valore condiviso.