Archivi e digitalizzazione #3
Serie
07 Apr 2026
Standard e formati: progettare archivi leggibili nel tempo

Per secoli i geroglifici egizi sono rimasti perfettamente visibili. Incisi nella pietra, conservati nel tempo, osservati da generazioni di studiosi. Eppure, erano incomprensibili.  Non mancavano i segni. Mancava il codice per interpretarli.

È dopo la scoperta della Stele di Rosetta nel 1799 che si apre la possibilità di decifrarli. Il testo inciso sulla stele – in geroglifico, demotico e greco – offriva finalmente una chiave di lettura. Nel 1822 Jean-François Champollion riesce a sciogliere il sistema, dimostrando che i geroglifici non sono solo simboli, ma anche segni fonetici.

Il contenuto era sempre stato lì; mancava il sistema per leggerlo. È una lezione fondamentale, anche per gli archivi digitali.

Un file può essere perfettamente conservato, accessibile, duplicato. Può essere visibile in ogni momento. Ma senza gli standard per interpretarlo, resta muto. Digitalizzare un archivio significa garantire che i contenuti non solo esistano, ma possano essere compresi nel tempo. Significa progettare sistemi che non dipendano da tecnologie contingenti, ma da regole condivise. Qui entrano in gioco standard e formati.

Formati come RAW o DNG per le immagini – capaci di conservare la massima quantità di informazione – insieme a strutture dati per il Web Semantico, basate su JSON e modelli di Linked Data per la descrizione e l’interoperabilità, non sono semplici scelte tecniche. Sono ciò che rende un archivio leggibile, interoperabile e migrabile nel tempo.

Senza standard, ogni archivio resta un sistema chiuso. Con gli standard, diventa parte di un ecosistema più ampio, capace di evolvere senza perdere significato.

Un archivio costruito su formati proprietari o poco documentati rischia di diventare rapidamente obsoleto. Un archivio basato su standard aperti può invece essere aggiornato, trasferito, integrato con nuove tecnologie senza compromettere l’accesso ai contenuti.

Su questo livello si colloca l’approccio di Made In Heritage. La digitalizzazione è progettata fin dall’inizio come un sistema aperto e durevole: i formati sono scelti in funzione della loro sostenibilità nel tempo, gli standard descrittivi garantiscono coerenza e interoperabilità, le architetture dati sono pensate per evolvere.

Perché un archivio digitale non è mai definitivo. Deve poter essere aggiornato, migrato, interrogato da sistemi diversi, incluso – sempre più – l’insieme di tecnologie basate su AI e modelli semantici. Deve poter dialogare con altri archivi, entrare in reti più ampie, contribuire a ecosistemi informativi complessi.

Solo dati strutturati secondo regole condivise possono essere realmente riutilizzati, messi in relazione e valorizzati nel tempo. I dati progettati per durare continuano a generare valore, anche quando cambiano le tecnologie.

Digitalizzare significa progettare archivi che possano essere letti (e dunque compresi) nel tempo.

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