Ci sono imprese che nascono da un'intuizione imprenditoriale e altre da un'opportunità di mercato. La storia di Neri Pozza Editore nasce invece da un libro che rischiava di non essere pubblicato.
È il 1938. A Vicenza un gruppo di giovani amici, definiti dalla polizia fascista "teste calde", dà vita alle Edizioni dell'Asino Volante con uno scopo preciso: pubblicare il primo libro di poesie di Antonio Barolini, che l'editore ebreo Ermes Jacchia, costretto alla fuga dalle leggi razziali, non può più portare in stampa. È un gesto piccolo, quasi artigianale, ma destinato a cambiare molte cose. Raccogliendo idealmente il testimone di un altro editore, Neri Pozza scopre quella che sarà la sua vera vocazione.
Prima ancora di fondare un'azienda, sceglie di assumersi una responsabilità.
Gli anni successivi non sono semplici. Alla passione per i libri si intrecciano l'impegno civile e due periodi di detenzione per sospetta attività antifascista. Ma proprio in quel contesto matura un'idea di editoria che accompagnerà tutta la sua vita. Quando, nel 1946, nasce a Venezia la casa editrice che porta il suo nome, quell'esperienza è già diventata un modo di guardare al mondo.
Fin dagli esordi il catalogo riflette una precisa idea di cultura. Non rincorre il gusto del momento, ma prova a intercettare opere destinate a lasciare un segno. Accanto a un giovanissimo Goffredo Parise trovano spazio Dino Buzzati, Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Mario Luzi. Negli anni Sessanta la collana Tradizione americana apre ai lettori italiani le opere di Whitman, Melville, Emerson e Thoreau, contribuendo a far conoscere una parte fondamentale della letteratura statunitense.
Più che una sequenza di pubblicazioni, è una dichiarazione d'intenti.
Forse è proprio qui che si comprende il significato più profondo del lavoro dell'editore. Pubblicare un libro non significa soltanto renderlo disponibile ai lettori. Significa riconoscerne il valore prima che quel valore diventi evidente a tutti. Significa scommettere su un autore, costruire un catalogo, dare forma a una visione culturale. L'editore è, in questo senso, un vero impresario culturale: non produce semplicemente libri, ma crea le condizioni perché idee, storie e conoscenze possano entrare nella vita delle persone e continuare a circolare nel tempo.
Nel corso dei decenni Neri Pozza ha continuato a evolversi. L'ingresso nel Gruppo Athesis, l'apertura alla narrativa internazionale, i successi editoriali degli ultimi anni e i riconoscimenti ottenuti da autori come Emanuele Trevi e Wanda Marasco testimoniano una casa editrice capace di rinnovarsi senza perdere il filo della propria storia.
Ci sono archivi che custodiscono documenti e biblioteche che conservano libri. Una casa editrice, invece, custodisce qualcosa di meno visibile: un modo di leggere il presente e di immaginare il futuro. Conserva una sensibilità, un metodo, una cultura della scelta. È un patrimonio immateriale che si rinnova ogni volta che un nuovo titolo entra a far parte del catalogo.
Per questo la storia di Neri Pozza dialoga naturalmente con il lavoro di Made In Heritage. Valorizzare il Corporate Heritage non significa limitarsi a preservare ciò che è stato, ma riconoscere quei principi che continuano a generare valore anche quando cambiano i contesti, le tecnologie e i linguaggi. È la stessa riflessione che attraversa il progetto di ristampa anastatica e digitalizzazione del Nuovo manuale di tipografia di Giulio Pozzoli, che raccontiamo in questo numero di MIH_News: il patrimonio non è soltanto il libro, ma la cultura del progetto che esso continua a trasmettere.
A 80 anni dalla sua fondazione, la storia di Neri Pozza ricorda che il vero capitale di una casa editrice non coincide con il numero dei libri pubblicati né con i premi conquistati. Risiede nella capacità di continuare a scegliere, con indipendenza e responsabilità, ciò che merita di attraversare il tempo.