Quando parliamo di sicurezza digitale, pensiamo soprattutto a ciò che potrebbe accadere domani mattina. Un attacco informatico, un accesso non autorizzato, un errore umano, un guasto capace di compromettere informazioni e documenti.
Sono rischi concreti, che richiedono tecnologie adeguate, procedure rigorose e competenze specialistiche. Ma per chi si occupa di patrimonio storico di istituzioni e imprese esiste un'altra minaccia, meno immediata e per questo forse più insidiosa: quella del tempo.
Un documento digitale può attraversare indenne ogni tentativo di intrusione e diventare comunque inutilizzabile nel giro di pochi anni. Può sopravvivere fisicamente, ma perdere la propria leggibilità. Può essere conservato senza che rimangano disponibili gli strumenti necessari per comprenderlo.
La sicurezza digitale ha dunque una duplice dimensione: proteggere i dati dalle minacce del presente e preservarli dai rischi del futuro.
È questo il tema centrale del diciannovesimo numero di MIH_News, che prende spunto da un passaggio importante per Made In Heritage: il conseguimento della certificazione ISO/IEC 27001:2022 da parte di mind@ware, nostro leading partner, dopo quelle già ottenute da regesta.exe e Magnetic Media Network.
La certificazione rappresenta un riconoscimento della qualità del sistema di gestione della sicurezza delle informazioni adottato da mind@ware. Ma soprattutto offre l'occasione per riflettere su una questione che riguarda direttamente il nostro lavoro: che cosa significa mettere in sicurezza un patrimonio destinato a durare nel tempo?
Ne parliamo attraverso due contributi complementari. Il primo approfondisce il percorso di certificazione e le sue implicazioni organizzative e strategiche, anche in relazione alle attività di acquisizione digitale dei documenti storici. Il secondo entra nel merito delle tecnologie e delle metodologie necessarie per proteggere le informazioni e garantirne la conservazione a lungo termine.
Ne emerge una distinzione fondamentale: fare un backup non significa conservare. Il primo consente di recuperare dati perduti o danneggiati; la conservazione deve assicurare che quei dati rimangano integri, autentici, comprensibili e accessibili anche quando saranno cambiate le tecnologie con cui li abbiamo prodotti.
Per un'impresa, un archivio o un'istituzione culturale, questa distinzione non è soltanto tecnica. Riguarda il valore attribuito al proprio patrimonio e la responsabilità di renderlo disponibile a chi dovrà utilizzarlo in futuro.
La sicurezza, in questa prospettiva, non è una condizione che si raggiunge una volta per tutte. È un processo da progettare, verificare e aggiornare continuamente. E non riguarda soltanto i sistemi informatici: coinvolge le persone, le competenze, le procedure e la capacità di riconoscere ciò che merita di essere protetto.
Gli altri contributi di questo numero ci portano su terreni differenti, nei quali ritroviamo alcune delle questioni che accompagnano abitualmente il nostro lavoro.
La storia di Loccioni, protagonista di Corporate Stories, racconta un'impresa che ha saputo trasformare le proprie radici contadine e il rapporto con il territorio in una cultura dell'innovazione. Un percorso nel quale la memoria non è un elemento decorativo, ma parte integrante della visione imprenditoriale.
Con Fabio Fonda, nella rubrica Meet Heritage People, attraversiamo invece una vicenda professionale che dalla cardiologia conduce alle Digital Humanities. Un racconto nel quale curiosità, metodo e formazione diventano gli strumenti per affrontare il cambiamento, senza rinunciare al patrimonio di conoscenze ed esperienze accumulato.
Infine, nelle News & Eventi, il progetto Capsule del tempo 6.0 di Italgas Heritage Lab ci propone un interessante esperimento di memoria intenzionale: chiedere ai bambini di raccontare il proprio presente e immaginare il futuro, custodendo le loro testimonianze per vent'anni. Un modo per ricordarci che il patrimonio storico non è costituito soltanto da ciò che abbiamo ricevuto, ma anche da ciò che decidiamo oggi di trasmettere.
Torniamo così al tema dal quale siamo partiti.
Le tecnologie cambieranno, i sistemi informatici diventeranno obsoleti, nuovi strumenti sostituiranno quelli che oggi consideriamo indispensabili. Non possiamo sapere come consulteremo un archivio tra trent'anni. Possiamo però assumerci oggi la responsabilità di creare le condizioni perché sia ancora possibile farlo.
Perché la sicurezza di un patrimonio non si misura soltanto dalla capacità di proteggerlo oggi, ma anche dalla possibilità di ritrovarlo domani.